
Venerati Fratelli,
cari fratelli e sorelle!
Con gioia vi accolgo in occasione del 40° anniversario dell’istituzione della Caritas Italiana.
Vi saluto con affetto, unendomi al ringraziamento dell’intero
Episcopato italiano per il vostro prezioso servizio. Saluto cordialmente
il Cardinale Angelo Bagnasco, Presidente della Conferenza Episcopale
Italiana, ringraziandolo per le parole che mi ha rivolto a nome di
tutti. Saluto Mons. Giuseppe Merisi, Presidente della Caritas, i Vescovi incaricati delle diverse Conferenze Episcopali Regionali per il servizio della carità, il Direttore della Caritas Italiana, i direttori delle Caritas Diocesane e tutti i loro collaboratori.
Siete venuti presso la tomba di Pietro per confermare la vostra fede e
riprendere slancio nella vostra missione. Il Servo di Dio Paolo VI, nel
primo incontro nazionale con la Caritas, nel 1972, così affermava: «Al di sopra dell’aspetto puramente materiale della vostra attività, deve emergere la sua prevalente funzione pedagogica» (Insegnamenti X [1972], 989). A voi, infatti, è affidato un’importante compito educativo nei confronti delle comunità, delle famiglie, della società civile in cui la Chiesa è chiamata ad essere luce (cfr Fil
2,15). Si tratta di assumere la responsabilità dell’educare alla vita
buona del Vangelo, che è tale solo se comprende in maniera organica la
testimonianza della carità. Sono le parole dell’apostolo Paolo ad
illuminare questa prospettiva: «Quanto a noi, per lo Spirito, in forza
della fede, attendiamo fermamente la giustizia sperata. Perché in Cristo
Gesù non è la circoncisione che vale o la non circoncisione, ma la fede
che si rende operosa per mezzo della carità» (Gal 5,5-6).
Questo è il distintivo cristiano: la fede che si rende operosa nella
carità. Ciascuno di voi è chiamato a dare il suo contributo affinché
l’amore con cui siamo da sempre e per sempre amati da Dio divenga operosità della vita, forza di servizio, consapevolezza della responsabilità. «L’amore del Cristo infatti ci possiede» (2 Cor 5,14), scrive san Paolo. E’ questa prospettiva che dovete rendere sempre più presente nelle Chiese particolari in cui vivete.
Cari amici, non desistete mai da questo compito educativo, anche quando
la strada si fa dura e lo sforzo sembra non dare risultati. Vivetelo
nella fedeltà alla Chiesa e nel rispetto dell’identità delle vostre
Istituzioni, utilizzando gli strumenti che la storia vi ha consegnato e
quelli che la «fantasia della carità» – come diceva il beato Giovanni
Paolo II – vi suggerirà per l’avvenire. Nei quattro decenni trascorsi,
avete potuto approfondire, sperimentare e attuare un metodo di lavoro
basato su tre attenzioni tra loro correlate e sinergiche: ascoltare, osservare, discernere,
mettendolo al servizio della vostra missione: l’animazione caritativa
dentro le comunità e nei territori. Si tratta di uno stile che rende
possibile agire pastoralmente, ma anche perseguire un dialogo profondo e
proficuo con i vari ambiti della vita ecclesiale, con le associazioni, i
movimenti e con il variegato mondo del volontariato organizzato.
Ascoltare per conoscere, certo, ma insieme per farsi prossimo, per
sostenere le comunità cristiane nel prendersi cura di chi necessita di
sentire il calore di Dio attraverso le mani aperte e disponibili dei
discepoli di Gesù. Questo è importante: che le persone sofferenti
possano sentire il calore di Dio e lo possono sentire tramite le nostre
mani e i nostri cuori aperti. In questo modo le Caritas devono essere come "sentinelle" (cfr Is
21,11-12), capaci di accorgersi e di far accorgere, di anticipare e di
prevenire, di sostenere e di proporre vie di soluzione nel solco sicuro
del Vangelo e della dottrina sociale della Chiesa. L’individualismo dei
nostri giorni, la presunta sufficienza della tecnica, il relativismo che
influenza tutti, chiedono di provocare persone e comunità verso forme
alte di ascolto, verso capacità di apertura dello sguardo e del cuore
sulle necessità e sulle risorse, verso forme comunitarie di
discernimento sul modo di essere e di porsi in un mondo in profondo
cambiamento.
Scorrendo le pagine del Vangelo, restiamo colpiti dai gesti
di Gesù: gesti che trasmettono la Grazia, educativi alla fede e alla
sequela; gesti di guarigione e di accoglienza, di misericordia e di
speranza, di futuro e di compassione; gesti che iniziano o perfezionano
una chiamata a seguirlo e che sfociano nel riconoscimento del Signore
come unica ragione del presente e del futuro. Quella dei gesti, dei
segni è una modalità connaturata alla funzione pedagogica della Caritas.
Attraverso i segni concreti, infatti, voi parlate, evangelizzate,
educate. Un’opera di carità parla di Dio, annuncia una speranza, induce a
porsi domande. Vi auguro di sapere coltivare al meglio la qualità delle
opere che avete saputo inventare. Rendetele, per così dire, «parlanti»,
preoccupandovi soprattutto della motivazione interiore che le anima, e
della qualità della testimonianza che da esse promana. Sono opere che
nascono dalla fede. Sono opere di Chiesa, espressione dell’attenzione
verso chi fa più fatica. Sono azioni pedagogiche, perché aiutano i più
poveri a crescere nella loro dignità, le comunità cristiane a camminare
nella sequela di Cristo, la società civile ad assumersi coscientemente i
propri obblighi. Ricordiamo quanto insegna il Concilio Vaticano II:
«Siano anzitutto adempiuti gli obblighi di giustizia, perché non avvenga
che si offra come dono di carità ciò che è già dovuto a titolo di
giustizia» (Apostolicam actuositatem, 8). L’umile e concreto
servizio che la Chiesa offre non vuole sostituire né, tantomeno,
assopire la coscienza collettiva e civile. Le si affianca con spirito di
sincera collaborazione, nella dovuta autonomia e nella piena coscienza
della sussidiarietà.
Fin dall’inizio del vostro cammino
pastorale, vi è stato consegnato, come impegno prioritario, lo sforzo di
realizzare una presenza capillare sul territorio, soprattutto
attraverso le Caritas Diocesane e Parrocchiali. È obiettivo da
perseguire anche nel presente. Sono certo che i Pastori sapranno
sostenervi e orientarvi, soprattutto aiutando le comunità a comprendere
il proprium di animazione pastorale che la Caritas porta nella vita di ogni Chiesa particolare, e sono certo che voi ascolterete i vostri Pastori e ne seguirete le indicazioni.
L’attenzione al territorio e alla sua animazione suscita, poi, la capacità di leggere
l’evolversi della vita delle persone che lo abitano, le difficoltà e le
preoccupazioni, ma anche le opportunità e le prospettive. La carità
richiede apertura della mente, sguardo ampio, intuizione e previsione,
un «cuore che vede» (cfr Enc. Deus caritas est, 25). Rispondere
ai bisogni significa non solo dare il pane all’affamato, ma anche
lasciarsi interpellare dalle cause per cui è affamato, con lo sguardo di
Gesù che sapeva vedere la realtà profonda delle persone che gli si
accostavano. È in questa prospettiva che l’oggi interpella il vostro
modo di essere animatori e operatori di carità. Il pensiero non può non
andare anche al vasto mondo della migrazione. Spesso calamità naturali e
guerre creano situazioni di emergenza. La crisi economica globale è un
ulteriore segno dei tempi che chiede il coraggio della fraternità. Il
divario tra nord e sud del mondo e la lesione della dignità umana di
tante persone, richiamano ad una carità che sappia allargarsi a cerchi
concentrici dai piccoli ai grandi sistemi economici. Il crescente
disagio, l’indebolimento delle famiglie, l’incertezza della condizione
giovanile indicano il rischio di un calo di speranza. L’umanità non
necessita solo di benefattori, ma anche di persone umili e concrete che,
come Gesù, sappiano mettersi al fianco dei fratelli condividendo un po’
della loro fatica. In una parola, l’umanità cerca segni di speranza. La
nostra fonte di speranza è nel Signore. Ed è per questo motivo che c’è
bisogno della Caritas; non per delegarle il servizio di carità,
ma perché sia un segno della carità di Cristo, un segno che porti
speranza. Cari amici, aiutate la Chiesa tutta a rendere visibile l’amore
di Dio. Vivete la gratuità e aiutate a viverla. Richiamate tutti
all’essenzialità dell’amore che si fa servizio. Accompagnate i fratelli
più deboli. Animate le comunità cristiane. Dite al mondo la parola
dell’amore che viene da Dio. Ricercate la carità come sintesi di tutti i
carismi dello Spirito (cfr 1 Cor 14,1).
Sia vostra guida la Beata Vergine Maria che, nella visita ad Elisabetta, portò il dono sublime di Gesù nell’umiltà del servizio (cfr Lc 1,39-43).
Io vi accompagno con la preghiera e volentieri vi imparto la
Benedizione Apostolica, estendendola a quanti quotidianamente incontrate
nelle vostre molteplici attività. Grazie
© Bollettino Santa Sede
– 24 novembre 2011
Caritas Diocesana