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Casco bianco in Kosovo, un’esperienza di servizio

Nel mese di novembre il giovane frusinate Francesco Martino, in servizio civile nella Caritas diocesana e impegnato come "casco bianco" di Caritas italiana in Kosovo è tornato per alcune settimane a Frosinone (come prevede il progetto in cui è coinvolto) per sensibilizzare la comunità locale su quanto vissuto. In questo periodo ha incontrato, tra l'altro, 24 classi di alcune scuole superiori. A Frosinone Liceo Classico e Scientifico, ITC, ITIS; a Ferentino dell'ITIS, a Ripi della Scuola Media. Di seguito un suo contributo sull'esperienza finora vissuta.

Seguono delle notizie sul Progetto SIPOSCA in Kosovo, in cui è coinvolto il giovane volontario  della nostra Caritas.

 

Essere "Casco bianco" significa innanzitutto vivere un'esperienza di servizio verso gli altri. Essere "Casco bianco" in Kosovo significa spogliarsi di molti pregiudizi e luoghi comuni, imparare a leggere una realtà dalle mille sfaccettature, camminare a fianco di persone che hanno conosciuto e conoscono il dolore, la paura, la violenza, la rabbia. Essere "Casco bianco" con Caritas Italiana significa porre particolare attenzione alla testimonianza del proprio servizio.

Nella filosofia del progetto "Caschi bianchi" l'opera di sensibilizzazione e ricaduta sul territorio è di grandissima importanza. I "Caschi bianchi" sono giovani obiettori, volontari e volontarie che decidono di vivere un'esperienza di servizio all'estero, in zone attraversate da conflitti, con l'obiettivo di portare un contributo attivo alla riconciliazione.

Il compito dei "Caschi bianchi" non si esaurisce però all'estero: tornando a casa essi creano un piccolo "ponte" tra la propria comunità e la realtà che li ha accolti durante il periodo del servizio, aprendo così una finestra di conoscenza tra le persone. L'obiettivo dell'opera di sensibilizzazione sul territorio, che riguarda soprattutto i giovani  e gli studenti , è duplice. Da una parte vuole far riflettere sul significato stesso dell'esperienza del servizio, del suo significato all'interno del percorso di crescita e formazione della persona. Dall'altra vuole ricordare e riportare l'attenzione su conflitti dimenticati, portando un punto di vista diverso, basato sull'immersione nei problemi quotidiani, nelle speranze e nelle paure di chi vive il conflitto ogni giorno sulla propria pelle.

Il progetto d'impiego dei "Caschi bianchi" in Kosovo riguarda la promozione dell'ideale di tolleranza e rispetto reciproco tra i giovani kosovari di ogni etnia, tramite l'investimento di risorse umane e materiali nel campo dell'istruzione.

Questo stesso investimento la Caritas Italiana, in collaborazione con le Caritas Diocesane, lo porta avanti tra i giovani italiani, con la consapevolezza che la riuscita dei progetti di oggi sarà possibile solo se questo messaggio sarà recepito e fatto proprio da coloro che hanno in mano il futuro.

 

 

 

Il progetto "Caschi bianchi" con Caritas Italiana

 

Il progetto

 

Il progetto "Caschi Bianchi" nasce in Italia nel 1998, quando con la nuova legge in materia di obiezione di coscienza e servizio civile si apre la possibilità di realizzare progetti di servizio civile all'estero, sperimentando forme di difesa civile nonviolenta, soprattutto in regioni del mondo interessate da conflitti sia latenti che palesi, per contribuire al lungo e faticoso processo che porta alla riconciliazione attraverso il dialogo, sia in campo civile che religioso.

Proprio nel 1998, per dare spazio a questa nuova opportunità, alcuni organismi, tra cui la Caritas Italiana, danno vita alla "Rete Caschi Bianchi", che presenta un progetto generale che oggi, con la sospensione della leva obbligatoria, sia apre ai giovani del servizio civile volontario.

 

Giovani per la riconciliazione

 

Il progetto Caschi Bianchi prevede l'invio all'estero, per un durata di almeno 9 mesi, di obiettori, volontari e volontarie per promuovere, sostenere e sviluppare iniziative di prevenzione, intervento e riconciliazione, valorizzando i giovani come operatori di pace.

L'azione dei Caschi Bianchi assume particolare rilievo nelle attività di peace-building (costruzione della pace) e confidence-building (costruzione della fiducia) tra comunità nazionali e/o religiose che hanno vissuto e vivono situazioni di conflitto, ma anche nel valore della testimonianza personale e in uno stile di presenza caratterizzato da forte motivazione e spirito di servizio.

Oggi i Caschi Bianchi di Caritas Italiana sono impegnati nella regione dei Grandi Laghi Africani, nei Balcani ed in Centro America, mentre nuove possibilità di impiego stanno maturando in Medio Oriente ed in Africa Orientale.

 

La ricaduta sul territorio

 

Caritas Italiana, volendo valorizzare la propria "prevalente funzione pedagogica", ha impostato il progetto ponendo particolare attenzione alla crescita personale dei giovani Caschi Bianchi, ma anche sul reinvestimento delle loro esperienze nelle realtà da cui provengono.

Questo significa che i Caschi Bianchi sono impegnati a farsi da tramite tra la comunità nella quale operano e quella da cui provengono, cercando di stimolare in quest'ultima la riflessione, soprattutto per quanto riguarda i giovani, su conflitti spesso dimenticati, ma anche sul significato personale e formativo dell'esperienza del servizio verso gli altri.

L'attività di sensibilizzazione e di testimonianza, organizzata di concerto con le varie Caritas diocesane, è rivolta a gruppi giovanili, associazioni di volontariato, stampa e mass-media locali, e naturalmente verso le scuole, sia medie che superiori.