Gisenyi è due
città. L'una si distende pigramente sul lungolago delle palme,
degli alberghi e dei giardini fioriti, buen retiro di
ricchi espatriati bianchi prima del genocidio del '94, e oggi per
lo più residenza di alti graduati dell'esercito. Il volto dai
tratti europei di questa prima città si specchia nel grigioazzurro
silenzioso del lago Kivu, la cui calma non turbano le luci lontane
di Goma, al di là del confine con il Congo.
L'altra
Gisenyi è quella nera e multicolore, rumorosa e odorosa che si
incontra allontanandosi un po' dal lungolago, in direzione delle
colline. Sullo sfondo fuma il vulcano Nyiragongo, e per le strade
si incrociano le donne cariche di taniche gialle piene d'acqua o
di immensi cesti di frutta da vendere al mercato, e poi le
bici-taxi, i venditori ambulanti, i tanti bambini di strada. È
alla gente di questa seconda città, che incarna in pieno le
dolorose contraddizioni dell'Africa, che Caritas tenta di venire
incontro, attraverso i progetti di microfinanza e di sostegno
scolastico. Il target di questi progetti è rappresentato
dalle fasce deboli della popolazione, senza distinzioni di genere,
confessione, etnia.
Nel febbraio
del 2002 Caritas Gisenyi, con il sostegno finanziario di Caritas
Italiana diede avvio al progetto di microfinanza inserendolo nella
politica di lotta contro la povertà.
Oggi come
allora tale progetto prevede, dopo una fase di formazione,
l'erogazione di piccoli prestiti ad "associazioni" di cinque o sei
persone del posto, e di seguito il monitoraggio e la restituzione
del credito stesso, per poter dare avvio ad un nuovo ciclo di
prestiti. Il progetto mira allo "sviluppo […] dell'uomo nella sua
integrale dignità, attraverso la disposizione di mezzi che gli
permettano di elaborare nel tempo […] un'efficace strategia". In
altri termini si tratta di dare a chi non può offrire alcuna
garanzia, al di fuori della propria buona volontà, la possibilità
di avviare una piccola attività e ricavarne un introito per
sollevare il tenore di vita della propria famiglia migliorandone
le condizioni sanitarie, sociali ed economiche. L'obiettivo
generale di tale iniziativa è altresì quello di favorire l'amore
per il lavoro, l'educazione al risparmio e alla solidarietà tra la
gente.
Attualmente i
beneficiari del progetto sono più di millenovecento, per cui,
calcolando che ognuno si trovi all'interno di un nucleo familiare
composto in media da quattro membri, si stima che oltre
settemilasettecento siano le persone direttamente o indirettamente
beneficiate da tale iniziativa.
Il progetto di
sostegno scolastico a distanza si propone invece di consentire la
scolarizzazione di bambini e ragazzi indigenti che non hanno i
mezzi per sostenere le spese relative alla frequenza e al
materiale didattico della scuola primaria e secondaria; al
contempo esso intende sensibilizzare le famiglie sull'importanza
di mandare i figli a scuola, coinvolgendo l'intera comunità nella
presa in carico dei minori più indigenti. Tale iniziativa si
inserisce in una realtà drammatica: secondo una statistica
recentemente promossa dal Ministero delle Finanza e della
Pianificazione Economica, la metà dei bambini della scuola
primaria abbandona gli studi durante i primi sei anni di scuola. A
ciò va aggiunto il fatto che, dati i costi indotti, la scuola
primaria rwandese è gratuita e obbligatoria solo a livello
teorico. Considerando inoltre la dolorosa storia recente del
Rwanda ci si rende conto di come proprio i bambini rappresentino
una importantissima speranza di riconciliazione per l'intero
Paese, la cui crescita economica e umana non può prescindere dal
superamento delle lacerazioni inflitte a tutto il tessuto sociale
dalla carneficina del 1994. Infine, si deve rilevare l'importanza
del progetto come di un'azione che contrasti il fenomeno dei
bambini di strada (ad oggi circa settemila), coscienti del fatto
che se si consente ad un bambino di terminare la scuola,
difficilmente egli diverrà un ragazzo di strada.
All'interno
del progetto, i bambini e ragazzi che necessitano di un aiuto
economico per poter accedere all'istruzione vengono individuati
dagli operatori del Centro di Ascolto della Caritas locale.
L'intervento della scolarizzazione coinvolge le scuole primarie e
secondarie di Gisenyi e dei villaggi limitrofi. In particolare dei
circa duemila scolari interessati ogni anno da questo intervento,
ben mille allievi della scuola primaria rientrano ogni anno nel
progetto denominato "Children Relief" sostenuto dalla Caritas di
Frosinone a partire dal 2002. I bambini vengono aiutati economicamente
durante tutta la durata del ciclo scolastico, cioè dal primo al
sesto anno di scuola. Oggi il progetto è nel pieno del suo corso.
Novità
rilevante che interessa il mondo della scuola, ma non muta nella
sostanza i progetti, è la riforma imposta dal Ministero
dell'Istruzione che cambia i ritmi dell'anno scolastico: invece
che continuare con un andamento simile a quello italiano (da
settembre a giugno), dal 2005 le scuole apriranno a gennaio per
chiudere alla fine di ottobre.
Simone
Sgarbossa
Casco
Bianco di Caritas Italiana
(Diocesi
di Padova)
Gisenyi,
10 novembre 2004
Caritas Diocesana